L’India propone di rendere obbligatorio, da luglio 2027, l’accumulo a batteria nei nuovi progetti pubblici solari ed eolici.
Non è ancora una norma definitiva: si tratta di una bozza regolatoria.
Ma è la direzione che trovo estremamente interessante.
Per anni abbiamo raccontato la transizione energetica attraverso un numero: i GW di nuova capacità rinnovabile installata.
Più fotovoltaico.
Più eolico.
Più potenza rinnovabile.
Ora, però, emerge sempre più chiaramente il passaggio successivo.
Non basta produrre energia pulita. Bisogna riuscire a renderla disponibile quando serve.
Il sole e il vento non seguono la domanda elettrica.
L’accumulo serve proprio a ridurre questa distanza: conservare energia quando è disponibile e restituirla al sistema quando ne ha bisogno.
E i numeri indiani fanno capire la dimensione del cambiamento.
Il Ministry of Power indica 13,22 GWh di sistemi BESS già in implementazione attraverso un primo programma di sostegno e un ulteriore programma approvato per 30 GWh.
Non stiamo quindi parlando semplicemente di “aggiungere batterie” agli impianti.
Stiamo parlando di iniziare a progettare insieme produzione, accumulo, rete e flessibilità.
Ed è una riflessione che riguarda anche l’Italia.
Possiamo continuare ad aumentare la capacità rinnovabile installata, ma il vero valore per il sistema dipenderà sempre di più dalla nostra capacità di gestire quando quell’energia viene prodotta, accumulata e utilizzata.
Forse, dopo la corsa ai GW, sta iniziando la corsa alle ore di energia immagazzinabile.
Perché una rinnovabile non programmabile e una rinnovabile accompagnata da flessibilità hanno due valori molto diversi per il sistema elettrico.
E questa, secondo me, sarà una delle questioni centrali della prossima fase della transizione energetica.
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Articolo originariamente pubblicato da Rossella Di Grazia su Substack.