La Commissione europea ha annunciato lo stanziamento di 125,81 milioni di euro, attraverso il programma CEF Energy, per finanziare tre grandi progetti transfrontalieri nel campo delle energie rinnovabili.
A mio avviso, il dato economico è importante, ma ancora più significativo è il modello che l’Europa sta cercando di costruire.
Per molti anni abbiamo ragionato come se la transizione energetica fosse la semplice somma di 27 strategie nazionali. Ma l’energia non segue i confini amministrativi: viene prodotta dove esistono le migliori condizioni e deve poter raggiungere i territori nei quali serve, attraverso reti adeguate, interconnessioni e regole comuni.
Una maggiore integrazione può produrre vantaggi concreti:
🔹 per le famiglie, contribuendo nel medio periodo a ridurre congestioni e differenze di prezzo tra i diversi Paesi;
🔹 per le imprese, ampliando le possibilità di approvvigionarsi da fonti rinnovabili anche oltre i confini nazionali;
🔹 per le Pubbliche Amministrazioni, creando opportunità legate a infrastrutture, investimenti e cooperazione tra territori.
Credo, però, che finanziare nuovi impianti non sia sufficiente. Occorrono reti capaci di trasportare l’energia, sistemi di accumulo, procedure autorizzative coordinate e una governance che permetta ai progetti di diventare realmente operativi.
Il futuro energetico dell’Unione, secondo me, non sarà costituito semplicemente da 27 transizioni nazionali parallele. Dovrà diventare un vero sistema europeo integrato, nel quale produzione, infrastrutture e sicurezza degli approvvigionamenti vengano pianificate insieme.
Per l’Italia sarà importante monitorare non soltanto i nuovi progetti candidati ai programmi europei, ma soprattutto gli investimenti nelle interconnessioni e la capacità dei nostri territori di partecipare alle opportunità disponibili.
Perché l’energia rinnovabile diventa davvero strategica quando può essere condivisa, trasportata e utilizzata dove serve.
Buona Energia!
Articolo originariamente pubblicato da Rossella Di Grazia su Substack.