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L’intelligenza artificiale corre più velocemente della rete elettrica.

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C’è una notizia arrivata dagli Stati Uniti che, secondo me, merita molta più attenzione di quella che sta ricevendo.

Non perché riguarda soltanto i data center.
Ma perché anticipa uno dei problemi di governance energetica che presto dovremo affrontare anche in Europa.

La crescita dell’AI sta generando una domanda di elettricità enorme e concentrata. E in alcuni territori la rete non riesce a svilupparsi con la stessa velocità.

La conseguenza è quasi paradossale: alcuni data center stanno scegliendo di produrre energia direttamente sul posto, installando generazione a gas “behind-the-meter”, pur di non aspettare i tempi della rete.

Secondo Enverus, entro il 2030 negli Stati Uniti potrebbero essere installati circa 29,6 GW di nuova generazione a gas dietro il contatore e l’88% sarebbe collegato ai data center.

Il problema, quindi, non è soltanto quanta energia servirà all’intelligenza artificiale.

È chi realizzerà le infrastrutture necessarie, in quanto tempo e soprattutto chi ne sosterrà i costi.

Su questo negli USA il dibattito regolatorio è già molto avanti.

La FERC sta affermando un principio che considero particolarmente importante: i clienti che generano nuovi costi devono assumersene una responsabilità adeguata e i consumatori già presenti nel sistema non dovrebbero pagare quelli provocati dalla nuova domanda.

Ed è qui che, secondo me, la vicenda americana diventa interessante anche per noi.

Non possiamo essere favorevoli contemporaneamente alla digitalizzazione, all’intelligenza artificiale, all’elettrificazione dei consumi e alla decarbonizzazione senza porci seriamente il problema delle reti, della capacità disponibile, degli accumuli, delle autorizzazioni e della corretta allocazione dei costi.

Perché quando l’infrastruttura pubblica è più lenta della domanda privata, il mercato trova comunque una soluzione.

E quella soluzione non necessariamente coincide con gli obiettivi della transizione energetica.

Il caso americano lo dimostra bene: mentre investiamo nell’AI anche per rendere più efficienti sistemi produttivi ed energetici, la velocità con cui cresce la sua domanda elettrica può rendere conveniente installare nuova generazione fossile pur di avere immediatamente la potenza necessaria.

Per me questo è il punto centrale.

La transizione energetica non è soltanto produzione di energia rinnovabile. È soprattutto capacità di programmare infrastrutture, domanda, investimenti e territorio.

E richiede una governance capace di decidere anche chi deve pagare le conseguenze energetiche delle nuove grandi trasformazioni industriali e digitali.

Forse la prossima grande sfida energetica non sarà semplicemente produrre abbastanza energia.

Sarà riuscire a costruire e governare la rete alla stessa velocità con cui cresce la domanda.

E l’intelligenza artificiale ci sta già mettendo alla prova.

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Articolo originariamente pubblicato da Rossella Di Grazia su Substack.

Rossella di Grazia

Esperta di Bill Audit ed amministratrice unica della ESB Consulting.