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La PA non deve solo consumare meno. Deve sapere come consuma.

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Quando Bruxelles torna a parlare delle temperature negli edifici pubblici, il problema non è il termostato. È sapere quanto consuma davvero il patrimonio pubblico.

Ridurre di qualche grado il riscaldamento o limitare il raffrescamento può certamente produrre un risparmio. Ma, secondo me, fermarsi a questo significa affrontare un problema strutturale con una misura emergenziale.

La vera domanda per una Pubblica Amministrazione è un’altra: conosciamo davvero come, dove e quando stiamo consumando energia?

Quanti Enti hanno una fotografia aggiornata di tutti i POD e PDR? Quanti conoscono i profili di consumo dei singoli edifici, individuano tempestivamente anomalie e sprechi, verificano l’efficienza degli impianti e sanno quali immobili potrebbero produrre energia invece di limitarsi ad acquistarla?

Il tema è particolarmente attuale perché l’Europa sta chiedendo al settore pubblico un ruolo sempre più concreto nell’efficienza energetica. La Direttiva europea sull’efficienza energetica prevede per il settore pubblico un obiettivo di riduzione dei consumi dell’1,9% annuo e rafforza gli obblighi relativi alla riqualificazione degli edifici pubblici.

Per me è qui che cambia completamente il significato della parola risparmio.

Risparmiare non significa soltanto consumare meno. Significa prima di tutto conoscere il proprio sistema energetico e governarlo.

È esattamente il principio sul quale lavoriamo in ESB Consulting: partire dalla Bill Audit e dalla ricognizione delle forniture, mettere insieme fatture, contratti, consumi e punti di fornitura, individuare anomalie e inefficienze e, soltanto dopo, costruire una strategia che possa comprendere monitoraggio, riqualificazione degli impianti, fotovoltaico, accumulo e Comunità Energetiche Rinnovabili.

Perché anche installare un impianto fotovoltaico senza aver prima analizzato i consumi, i profili di utilizzo dell’edificio e le opportunità disponibili rischia di diventare un intervento isolato anziché una politica energetica.

Lo stesso vale per le CER: gli impianti pubblici esistenti o di nuova realizzazione possono diventare parte di un progetto più ampio di valorizzazione dell’energia e del territorio, ma servono analisi, regole e un modello organizzativo coerente.

Credo che questa sia la sfida che molte amministrazioni dovranno affrontare nei prossimi anni: passare dalla gestione delle bollette alla governance dell’energia.

Perché durante una crisi energetica un Ente che possiede dati, monitoraggio, impianti efficienti, capacità di autoproduzione e una programmazione degli interventi può decidere.

Un Ente che non conosce nemmeno esattamente quanto consuma, dove consuma e perché consuma, può soltanto reagire.

E tra reagire a una crisi e governarla c’è tutta la differenza che dovrebbe fare una buona amministrazione.

Buona Energia!

Foto del comune di Cesa (CE) esempio di comune che sapendo cosa consuma e’ riuscita a fare attività di risparmio energetico per la comunità .

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Articolo originariamente pubblicato da Rossella Di Grazia su Substack.

Rossella di Grazia

Esperta di Bill Audit ed amministratrice unica della ESB Consulting.