Pensavamo che il punto più vulnerabile fosse lo Stretto di Hormuz.
L’attacco all’oleodotto saudita East–West ci dice che il problema è molto più ampio.
L’Arabia Saudita ha temporaneamente chiuso, in via precauzionale, l’infrastruttura dopo un attacco con droni che ha provocato danni e alcuni feriti.
Parliamo di un oleodotto lungo circa 1.200 chilometri, capace di collegare i giacimenti orientali al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, evitando il passaggio attraverso Hormuz.
Negli ultimi mesi trasportava circa 4–5 milioni di barili al giorno, pari al 4–5% dell’offerta petrolifera mondiale. La sua capacità massima arriva a circa 7 milioni di barili.
Ed è proprio questo il punto che, secondo me, merita una riflessione.
L’East–West non era soltanto un oleodotto: rappresentava una delle principali risposte logistiche alla vulnerabilità di Hormuz.
Quando il transito attraverso lo Stretto è diventato problematico, una parte consistente del petrolio è stata dirottata verso il Mar Rosso attraverso questo collegamento terrestre. Oggi, però, anche quella che doveva essere la via alternativa è stata colpita.
Se diventa vulnerabile anche il percorso costruito per garantire la continuità delle forniture, il rischio non riguarda più un singolo passaggio marittimo, ma la tenuta dell’intero sistema logistico.
Ora il fattore decisivo sarà la durata della chiusura.
Una sospensione breve può essere assorbita attraverso scorte, capacità logistica e riprogrammazione dei flussi. Un danno strutturale, invece, potrebbe incidere sulle esportazioni, sui prezzi del petrolio, sui costi di trasporto e, a cascata, sulle economie europee.
Credo che questa vicenda ci ricordi una cosa essenziale: la sicurezza energetica non dipende soltanto dalla quantità di energia disponibile, ma anche dalla sicurezza fisica delle infrastrutture, dalla diversificazione delle rotte e dalla capacità di reagire quando viene meno una delle alternative.
Il vero interrogativo, quindi, non è soltanto quanto petrolio può produrre il sistema globale.
È quante strade realmente sicure possiede per portarlo fino a noi.
Siamo ancora davanti a una crisi di Hormuz oppure a una più ampia crisi delle infrastrutture energetiche mondiali?
Buona Energia!
Articolo originariamente pubblicato da Rossella Di Grazia su Substack.