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UN’ORA CHE VALE 90 MILIONI DI EURO.

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Domenica scorsa siamo tornati all’ora solare.

Un gesto abituale, al quale probabilmente abbiamo dedicato pochissima attenzione.

Eppure, secondo i dati diffusi da Terna il 23 ottobre, i sette mesi di ora legale appena conclusi hanno consentito all’Italia di risparmiare circa 300 milioni di kWh di elettricità.

Per comprendere meglio questo numero, parliamo dell’equivalente del consumo annuale di circa 115.000 famiglie un beneficio economico stimato in oltre 90 milioni di euro è circa 140.000 tonnellate di CO₂ evitate.

Ma il dato che trovo più interessante non è quello economico.

È il modo in cui questo risparmio è stato ottenuto.

Non abbiamo costruito nuove centrali.

Non abbiamo installato milioni di pannelli fotovoltaici.

Non abbiamo realizzato nuove infrastrutture.

Abbiamo semplicemente organizzato diversamente una parte delle nostre attività quotidiane, sfruttando meglio la disponibilità della luce naturale e questo mi porta a una riflessione.

Quando parliamo di energia, concentriamo quasi tutta l’attenzione su quanto costa produrla, acquistarla o trasportarla molto meno su quando e perché la consumiamo.

Eppure il momento in cui utilizziamo l’elettricità può fare una grande differenza.

Pensiamo agli edifici pubblici, agli uffici, alle attività commerciali e alle imprese.

L’illuminazione, la climatizzazione, il funzionamento degli impianti e persino l’organizzazione degli orari possono incidere sulla quantità di energia necessaria.

Naturalmente ogni attività ha esigenze diverse e non tutti i consumi possono essere spostati.

Ma questo esempio dimostra che la gestione della domanda merita la stessa attenzione che dedichiamo alla produzione.

C’è anche un altro elemento da considerare.

Dal 2004 al 2026, secondo Terna, l’ora legale ha consentito un risparmio complessivo stimato in circa 2,4 miliardi di euro.

Una cifra che dovrebbe farci riflettere sul valore delle scelte organizzative nel lungo periodo.

Questo non significa che mantenere l’ora legale tutto l’anno produrrebbe automaticamente gli stessi benefici. Le condizioni di luce cambiano con le stagioni e ogni scelta richiede valutazioni specifiche.

Ma il principio rimane.

L’efficienza energetica non è soltanto una questione tecnologica. È anche una questione organizzativa.

Credo che questo concetto dovrebbe entrare sempre più nella gestione energetica delle imprese e delle Pubbliche Amministrazioni.

Prima di decidere quanto investire per produrre nuova energia, dovremmo conoscere meglio come, quando e perché utilizziamo quella che abbiamo già.

Perché un buon governo dell’energia non comincia necessariamente con un nuovo impianto.

Comincia dalla conoscenza dei consumi e dalla capacità di organizzarli meglio.

E a volte, come dimostra questa notizia, anche un’ora può fare una grande differenza.

Buona Energia!

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Articolo originariamente pubblicato da Rossella Di Grazia su Substack.

Rossella di Grazia

Esperta di Bill Audit ed amministratrice unica della ESB Consulting.