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La nuova geografia dell’energia: la transizione riduce alcune dipendenze, ma ne crea altre

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Per molti anni abbiamo misurato la sicurezza energetica soprattutto attraverso la disponibilità di petrolio e gas, la provenienza delle importazioni e l’affidabilità delle rotte di approvvigionamento.

Oggi questa lettura non basta più.

La diffusione delle energie rinnovabili, dell’elettrificazione e dei sistemi di accumulo sta cambiando il modo in cui produciamo e consumiamo energia. Ma sta cambiando anche la geografia industriale mondiale: diventano sempre più strategici i Paesi e le imprese che producono pannelli fotovoltaici, batterie, componenti elettrici e materie prime necessarie a realizzarli.

È in questo scenario che il Sud-est asiatico sta assumendo un ruolo di primo piano.

Il rapporto dell’International Energy Agency, Energy Technology Supply Chains in Southeast Asia, pubblicato il 26 ottobre 2026, racconta una regione che sta rafforzando la propria presenza nelle filiere delle tecnologie energetiche. È già il secondo polo mondiale per capacità produttiva nel fotovoltaico e sta sviluppando rapidamente anche i settori delle batterie e dei veicoli elettrici.

Una crescita che cambia gli equilibri industriali

Secondo l’IEA, il mercato delle principali tecnologie energetiche pulite nel Sud-est asiatico ha raggiunto circa 25 miliardi di dollari nel 2025, rispetto ai circa 5 miliardi del 2020.

Nello scenario basato sulle politiche dichiarate, il valore potrebbe superare gli 80 miliardi entro il 2035. È una proiezione, non un risultato già acquisito: dipenderà dall’evoluzione della domanda, dagli investimenti e dalla concreta attuazione delle politiche considerate.

Tra i settori da osservare con maggiore attenzione c’è quello delle batterie. La capacità produttiva installata delle celle nella regione era pari a circa 40 GWh nel 2025 e, considerando i progetti annunciati, potrebbe superare i 100 GWh entro il 2030. Anche in questo caso, il risultato dipenderà dalla realizzazione effettiva degli investimenti previsti.

Questi numeri raccontano una trasformazione che va oltre la sola questione ambientale. La transizione energetica è anche una partita industriale, commerciale e tecnologica, nella quale si definiscono nuovi rapporti tra territori, imprese e mercati.

Produrre in un nuovo Paese non significa controllare tutta la filiera

Il dato che ritengo più interessante riguarda la natura di questa crescita.

Il Sud-est asiatico sta attirando impianti e investimenti, ma una parte rilevante delle attività è riconducibile a imprese estere. Nel settore delle celle per batterie, secondo l’IEA, poco più della metà della capacità installata nella regione fa capo a società con sede in Cina. Se tutti i progetti annunciati fossero realizzati, questa quota potrebbe avvicinarsi ai tre quarti entro il 2030.

Questo non rende meno importante lo sviluppo industriale della regione. Ci invita però a distinguere tra diversificazione geografica della produzione e diversificazione del controllo della filiera.

Una fabbrica può trovarsi in un Paese diverso da quello in cui ha sede l’impresa che la gestisce. Può utilizzare tecnologie sviluppate altrove, acquistare materiali da fornitori concentrati in pochi mercati e dipendere da decisioni commerciali assunte a migliaia di chilometri di distanza.

Per valutare la sicurezza di una fornitura, quindi, non basta chiedersi dove venga assemblato un prodotto. Occorre guardare anche alla provenienza dei componenti, alla disponibilità delle materie prime, alla struttura dei fornitori e alla possibilità di trovare alternative.

Il fotovoltaico mostra quanto le filiere possano cambiare

Il caso dei pannelli solari offre un’altra indicazione utile.

La capacità produttiva regionale dei moduli fotovoltaici è scesa da circa 106 GW nel 2023 a 82 GW nel 2025. Secondo l’IEA, sul settore hanno inciso, tra gli altri fattori, l’eccesso di capacità produttiva globale e i cambiamenti nelle politiche commerciali, in un contesto di forte esposizione alle esportazioni verso gli Stati Uniti.

È un dato che aiuta a leggere la transizione con realismo: lo sviluppo delle tecnologie pulite non segue necessariamente una linea continua di crescita in ogni territorio e in ogni segmento industriale.

Gli investimenti possono rallentare, le condizioni commerciali possono cambiare e una filiera apparentemente solida può diventare vulnerabile se dipende troppo da un solo mercato o da un numero limitato di operatori.

Cosa significa per l’Europa

Per l’Europa, il tema è particolarmente rilevante.

Ridurre l’esposizione alle importazioni di combustibili fossili resta un obiettivo strategico. Ma la diffusione di impianti rinnovabili, accumuli e infrastrutture elettriche richiede tecnologie e componenti che attraversano filiere internazionali complesse.

La sicurezza energetica deve quindi comprendere anche la sicurezza industriale e tecnologica.

Non significa pensare di produrre tutto all’interno dei confini europei. Significa, piuttosto, costruire relazioni commerciali affidabili, mantenere competenze industriali e tecnologiche, diversificare gli approvvigionamenti e conoscere i punti di maggiore concentrazione delle forniture.

Significa anche valutare la tenuta delle infrastrutture nel tempo: dalla disponibilità dei componenti e dei ricambi alla capacità di manutenzione, fino alle competenze necessarie per gestire impianti sempre più digitalizzati.

Dalla geopolitica alle scelte di imprese e amministrazioni

Queste trasformazioni possono sembrare lontane dalla vita quotidiana, ma incidono sulle decisioni di chi investe e acquista energia e tecnologie.

Per le imprese, conoscere la filiera dei componenti significa valutare meglio i rischi legati a tempi di consegna, assistenza, ricambi e continuità operativa. Il prezzo iniziale rimane importante, ma da solo non racconta la qualità e l’affidabilità di un investimento.

Per le Pubbliche Amministrazioni, il tema riguarda la programmazione degli interventi e degli acquisti: realizzare un impianto significa considerare non solo l’installazione, ma anche la sua gestione, la manutenzione e la disponibilità delle competenze necessarie nel corso degli anni.

Per le famiglie, una maggiore disponibilità internazionale di tecnologie può favorire l’accesso a soluzioni competitive. Non garantisce, però, una riduzione automatica dei costi: sul prezzo finale incidono anche installazione, finanziamento, condizioni di mercato e servizi.

Governare le nuove dipendenze

Il rapporto dell’IEA ci ricorda che la transizione energetica non elimina le dipendenze per definizione: può trasformarle.

Passare da un sistema fondato sui combustibili fossili a uno sempre più elettrificato offre opportunità importanti, ma richiede una visione capace di tenere insieme energia, industria, infrastrutture e relazioni internazionali.

Per questo credo che la domanda decisiva non riguardi soltanto quanta energia riusciremo a produrre, ma anche con quali tecnologie, attraverso quali filiere e con quale capacità di gestirle nel tempo.

È su questa capacità di governo che si misurerà una parte importante della sicurezza energetica dei prossimi anni.

Rossella di Grazia
CEO ESB Consulting

Fonte: International Energy Agency, Energy Technology Supply Chains in Southeast Asia, 26 ottobre 2026⁠.

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Articolo originariamente pubblicato da Rossella Di Grazia su Substack.

Rossella di Grazia

Esperta di Bill Audit ed amministratrice unica della ESB Consulting.