Abbiamo ridotto il gas russo ma essere meno dipendenti dalla Russia significa davvero essere diventati energeticamente indipendenti?
Secondo me, non ancora.
La quota russa nelle importazioni di gas dell’Unione europea è scesa dal 45% al 12%. È certamente un risultato importante, ma credo non sia sufficiente per poter parlare di vera autonomia energetica.
Il rapporto della Corte dei conti europea evidenzia un dato sul quale, a mio avviso, dovremmo riflettere: dei circa 300 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi previsti dal piano REPowerEU, soltanto 54,3 miliardi risultano impegnati.
In questi anni abbiamo cambiato fornitori, aperto nuove rotte e aumentato il ricorso al GNL. Ma, per me, ridurre il peso di un fornitore non significa automaticamente eliminare una dipendenza.
Se l’energia continua ad arrivare da mercati lontani, attraverso rotte marittime esposte alle crisi geopolitiche e in competizione con la domanda mondiale, la nostra vulnerabilità non scompare: cambia semplicemente forma.
Credo che la vera indipendenza energetica richieda tempo, infrastrutture e scelte coerenti. Significa produrre più energia, rafforzare le reti, sviluppare gli accumuli, migliorare l’efficienza e governare il sistema con una visione comune europea.
Perché, secondo me, l’indipendenza energetica non si misura soltanto da chi non compriamo più l’energia.
Si misura da quanta siamo capaci di produrne, trasportarne, accumularne e governarne autonomamente.
La domanda che mi pongo è questa: abbiamo soltanto cambiato la provenienza dell’energia oppure stiamo costruendo davvero la nostra autonomia?
Buona Energia! ☀️
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Articolo originariamente pubblicato da Rossella Di Grazia su Substack.